Mese: maggio 2012

Ammet­to che non è un rac­con­to par­ti­co­lar­men­te riu­sci­to, trop­po auto­re­fe­ren­zia­le, pen­so però che sia comun­que diver­ten­te.
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La pen­na

di Fede­ri­co Maio­ri­ni

L’alba comin­cia­va a schia­ri­re la stan­za, se ne sta­va a gam­be incro­cia­te sul diva­no da ore, il qua­der­no in una mano e una pen­na nell’altra. Lo sguar­do fis­so sui qua­dret­ti vuo­ti del foglio. Ogni tan­to la pun­ta del­la pen­na toc­ca­va il foglio, trac­cia­va l’abbozzo di una let­te­ra, un pez­zo di A, un fram­men­to di ova­le di una O o for­se di una U. Sape­va bene cosa avreb­be dovu­to fare, solo che non ave­va idea di come far­la. Quan­do gli ave­va­no asse­gna­to l’esercizio di quel­la set­ti­ma­na si era sen­ti­to tran­quil­lo, far par­la­re un ogget­to – che ci vuo­le? – ave­va pen­sa­to. E in effet­ti le idee non era­no man­ca­te, un eser­ci­to di gor­mi­ti che asse­dia il giga­no­to­sau­ro in sca­la, l’urna del­la non­na che da con­si­gli sen­ti­men­ta­li, un astro­na­ve bipo­la­re e il suo pilo­ta. Però tut­to quel­lo che gli veni­va in men­te si evol­ve­va in una sto­ria sen­za mor­den­te, bana­le o addi­rit­tu­ra già scrit­ta. Così un’ora dopo l’altra ave­va riem­pi­to pagi­ne di sca­ra­boc­chi, can­cel­la­zio­ni, pure qual­che inci­pit nien­te male ma di nes­su­na sto­ria, nean­che abboz­za­ta, c’era trac­cia.
– Basta. Rinun­cio.