Categoria: Altri mon­di

La cosa che più gli dava la nau­sea era che al con­cer­to dei Rot­ting Skulls ce l’aveva por­ta­ta lui. “Dai han­no fat­to anche da grup­po spal­la dei Metal­li­ca. Spac­ca­no.” le ave­va det­to. Fan­cu­lo. L’aveva tro­va­ta al bagno del loca­le duran­te una pau­sa che lo suc­chia­va al bat­te­ri­sta.
Il par­co, buio, sem­bra­va un buco nero sca­va­to tra i palaz­zi. Ver­so il cen­tro si vede­va­no gli inter­mit­ten­ti baglio­ri ros­si di siga­ret­te, o can­ne, che pas­sa­va­no di mano in mano e arri­va­va­no le note smor­za­te di qual­cu­no che suo­na­va. Aspet­tò che gli occhi si abi­tuas­se­ro e indi­vi­duò una pan­chi­na.
Scal­dò un po’ di fumo sul pal­mo del­la mano con l’accendino e lo sbri­cio­lò. Allun­gò la mano destra e si rese con­to che nes­su­no gli avreb­be pas­sa­to il tabac­co da mischia­re. Sara lo face­va sem­pre. Non c’era biso­gno di chie­de­re o met­ter­si d’accordo. Era scon­ta­to, lui rol­la­va e lei gli pas­sa­va tut­to. Tabac­co, fil­tro e car­ti­na. Una cosa pic­co­la, ma era­no le cose pic­co­le, le tan­tis­si­me cose pic­co­le che Sara face­va che gli ave­va­no riem­pi­to la vita.
Fos­se sta­to il can­tan­te alme­no. Inve­ce era il bat­te­ri­sta quel coso bas­so e tut­to stor­to. Gira­va voce che la vera men­te del grup­po fos­se lui ma non pen­sa­va che nei pochi minu­ti tra quan­do la fol­la li ave­va sepa­ra­ti e quan­do l’aveva tro­va­ta in ginoc­chio al bagno degli uomi­ni potes­se­ro aver par­la­to mol­to.
Riu­scì con una sola mano a strap­pa­re un bigliet­to dell’autobus e far­ne un fil­tro. Il cal­do, il buio e le tre bir­re che si era sco­la­to una die­tro l’altra lo ave­va­no reso gof­fo; quel­lo che si ritro­vò in mano era un pic­co­lo sal­sic­ciot­to di car­ta e tabac­co. L’accese e aspi­rò la pri­ma boc­ca­ta. La musi­ca che sen­ti­va veni­re dal cen­tro del par­co era cam­bia­ta, ades­so sem­bra­va roba suda­me­ri­ca­na. Si sdraiò sul­la pan­chi­na con lo zai­no come cusci­no. Il fumo dise­gna­va del­le lame azzur­ri­ne quan­do incro­cia­va la luce luna­re che fil­tra­va tra gli albe­ri.

Clau­dio salu­tò il diret­to­re del per­so­na­le con mal­ce­la­ta delu­sio­ne. Il col­lo­quio era anda­to mol­to male. L’annuncio era per un ammi­ni­stra­to­re di siste­ma con anni di espe­rien­za, men­tre in real­tà quel­lo che cer­ca­va­no era qual­cu­no per cam­bia­re le car­tuc­ce alle stam­pan­ti e aiu­ta­re degli inca­pa­ci che usa­va­no il let­to­re cd come por­ta­taz­za. Oltre­tut­to con un con­trat­to a pro­get­to di tre mesi.

«Mi dispia­ce signor Fabret­ti, ma lei è dav­ve­ro trop­po qua­li­fi­ca­to per noi e que­sta è l’unica offer­ta che pos­sia­mo far­le.» gli ave­va det­to l’esaminatore.

Clau­dio ci ave­va pen­sa­to alcu­ni secon­di pri­ma di rispon­de­re «Ma scu­si non lo ave­va­te dedot­to dal cur­ri­cu­lum? Per­ché ave­te comun­que volu­to il col­lo­quio?» que­sto lavo­ro non l’avrebbe accet­ta­to, era da dispe­ra­ti «Abbia­mo per­so entram­bi ore pre­zio­se non cre­de?»

Quar­tie­re peri­fe­ri­co di Roma, il sole è tra­mon­ta­to da qual­che ora.

La stra­da deser­ta è illu­mi­na­ta solo dal­la luna pie­na. Da un bal­co­ne, al pri­mo pia­no di una palaz­zi­na immer­sa nel buio del blac­kout, si dif­fon­de l’odore del tabac­co da pipa e una voce.

«No. Non la chia­mo mam­ma, già è un mira­co­lo riu­sci­re ad ave­re abba­stan­za cor­ren­te dal gene­ra­to­re per il ripe­ti­to­re sul palaz­zo. Non mi va di usa­re la ben­zi­na solo per pas­sa­re due ore a sen­ti­re sto­rie di gat­ti fan­ta­sma e di luci sul mare.»

Ave­vo sem­pre tro­va­to un po’ stra­no sen­ti­re tut­te le mat­ti­ne la cre­den­za del­la non­na pre­ga­re. Ma ave­vo sem­pre attri­bui­to la cosa ai miei psi­co­far­ma­ci, anche la dot­to­res­sa era di que­sto avvi­so. Alme­no fino a quel­la vol­ta che ave­va­mo dor­mi­to insie­me. La tro­vai in ginoc­chio a sgra­na­re un rosa­rio davan­ti alla cre­den­za men­tre tut­te e due maci­na­va­no un ave Maria dopo l’altra.

Inno­cuo…

Dav­ve­ro mi con­si­de­ra­no inno­cuo. Pove­ri col­le­ghi. Ex col­le­ghi. Qual­cu­na mi ha pure chia­ma­to sim­pa­ti­co orsac­chiot­to, stu­pi­da.

Non so se ce la fac­cio a trat­te­ne­re le risa­te pure oggi. Ma ho un lavo­ro da fare, il mio vero lavo­ro. Ho pas­sa­to due mesi a fare fin­ta di lavo­ra­re, meno male che oggi dò le dimis­sio­ni.

Il cie­lo è nero…non è not­te, è solo buio
Il viag­gio a pie­di da Geno­va è sta­to lun­go, trop­po lun­go, più di 400 chi­lo­me­tri di palu­di, step­pa e poi anco­ra palu­di.
Non era così una vol­ta, non ricor­do com’era ma so che non era così. Sono sicu­ro. Qua­si.