L’ippopotamo che canta

Come direbbe il Dottore "Monsters are real"

 
 

L’ippopotamo che canta

di Federico Maiorini

Sei affamato. Sono giorni che sorvegli le tue prede, dall’interno del televisore di casa. Aleggi tra i lievi campi magnetici dello schermo LCD in attesa che i tre esseri umani sul divano cedano al sonno. Sono giorni che li spii nella luce fredda della casa.

Gli umani diventano ogni giorno più facili da predare, hanno perso ogni istinto di conservazione oppure non distinguono più i pericoli. Non lo sai e non ti interessa, adesso che è così facile trovare il cibo puoi anche dedicarti al sapore. Una volta era più difficile, il vincolo ti costringeva ad assumere una forma che le prede si aspettassero. Ti annidavi in ogni riflesso, in ogni stagno e in ogni specchio ma sempre nella forma scelta dalle tue vittime. Ti divertisti anche con quel greco, Narciso, le settimane di appostamenti di visioni sfuggenti furono un piacevole passatempo ma fu il suo amore per se stesso che ne ammorbidì le carni come piace a te. Un pasto delizioso.

Altri non si sono adattati a questo mondo moderno. Tu l’hai fatto, hai trovato il modo di insinuarti direttamente nella tane delle tue prede. Gli sciocchi hanno dimenticato e tu intangibile li spii dai mille riflessi coi quali si circondano, da ogni schermo e da ogni specchio.

Ma la cosa migliore è che non ti riconoscono più e non si aspettano nulla da te che finalmente libero dal vincolo puoi decidere da solo la tua forma. Niente più stupidi cavalli d’acqua celtici ne assurdi demoni babilonesi ne ritratti che invecchiano.

La famiglia davanti alla tv è quasi pronta. Hai raggirato il padre e la madre. Sono giorni che ridono alla vista della forma che hai scelto. Sei rimasto appostato quasi un mese tra le luci elettroniche della casa raccogliendo ogni frammento di divertimento che percepivi dai due adulti e alla fine hai creato la forma perfetta per loro: un grasso ippopotamo dallo sguardo ebete che canta e balla in compagnia di un cane. Appari in ogni programma che guardano, interferisci nella trama di film e trasmissioni.

Loro due ridono.

Il bambino no. Mai.

Ma rientra nei tuoi piani, vuoi che questo sia un pasto memorabile. Vuoi il sapore dell’ilarità condito di paura. Per questo ogni tanto ti mostri a lui un po’ diverso. Un giorno zanne al posto dei dentoni quadrati oppure artigli, un altro giorno mentre gli adulti non guardano sbrani il cane che ti balla vicino e ne spargi le interiora intorno. La notte lo spii dallo specchio e nel dormiveglia gli sussurri la tua canzone senza parole per popolare la sua notte di incubi.

C’è già un che di soddisfacente nell’assaggiare il risentimento dei genitori verso un bambino che si trasforma giorno dopo giorno in una tremolante e piagnucolosa larva mentre loro sono sempre più divertiti e felici. Ti sembra già di sentire i loro deliziosi sapori.

Hai predisposto tutto per questa sera. Sono tutti e tre sul divano, gli adulti hanno acconsentito a far compagnia al figlio mentre guarda una smielata storia su un bambino e un drago invisibile. Aspetti la prima scena nella quale dovrebbe comparire il drago, prendi il suo posto e il protagonista si ritrova seguito da un grasso ippopotamo invece che da un drago.

Come previsto gli adulti ridono. Mangi in un solo boccone il protagonista. La famiglia si ammutolisce, non ricordavano che il film fosse così, fai un rutto colossale e i due adulti scoppiano di nuovo a ridere. Il bambino invece inizia a piangere. Perfetto. Sono pronti.

Rotoli fuori dallo schermo mantenendo la forma di ippopotamo. I genitori sono ormai incapaci di reagire e non possono far altro che ridere e ridere. Ti avvicini ballonzolando al piccolo umano che prova ad allontanarsi arrampicandosi sul divano. Le sue urla isteriche sono scariche di sapore irresistibili. Lo afferri per una caviglia e te lo lanci direttamente nella bocca. Il meraviglioso sapore di paura che sfuma in terrore mentre lo mastichi. Però con un condimento di disperazione sarebbe stato davvero perfetto.

Forse avresti dovuto mangiarlo per ultimo.

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