Storie di Ghainar Posts

Febbraio 14, 2013 / Racconti

Un rac­con­to d’amore per san Valen­ti­no tra rag­gi gam­ma e lat­ti­ce. Amo­re ver­de Ave­vo pau­ra che lei potes­se dir­mi qual­co­sa tipo…

Gennaio 23, 2013 / Racconti
Gennaio 4, 2013 / Racconti

L’ho qua­si per­so di vista il pan­zo­ne vesti­to di ros­so. Lo seguo ormai da un’ora men­tre vaga tra un sec­chio­ne…

Maggio 28, 2012 / Racconti

Vor­rei dir­te­lo di Fede­ri­co Maio­ri­ni Vor­rei dir­te­lo che mi hai ammaz­za­ta, che l’ultimo pugno mi ha rot­to qual­co­sa den­tro, non…

Maggio 24, 2012 / Animalario
Maggio 24, 2012 / Pensieri

Il fur­bo­ne alza la testa. Fran­co mi ave­va avver­ti­to che ci sareb­be sta­to. C’è sem­pre un fur­bo­ne, in tut­te le…

Maggio 11, 2012 / Racconti

Ammet­to che non è un rac­con­to par­ti­co­lar­men­te riu­sci­to, trop­po auto­re­fe­ren­zia­le, pen­so però che sia comun­que diver­ten­te.
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La pen­na

di Fede­ri­co Maio­ri­ni

L’alba comin­cia­va a schia­ri­re la stan­za, se ne sta­va a gam­be incro­cia­te sul diva­no da ore, il qua­der­no in una mano e una pen­na nell’altra. Lo sguar­do fis­so sui qua­dret­ti vuo­ti del foglio. Ogni tan­to la pun­ta del­la pen­na toc­ca­va il foglio, trac­cia­va l’abbozzo di una let­te­ra, un pez­zo di A, un fram­men­to di ova­le di una O o for­se di una U. Sape­va bene cosa avreb­be dovu­to fare, solo che non ave­va idea di come far­la. Quan­do gli ave­va­no asse­gna­to l’esercizio di quel­la set­ti­ma­na si era sen­ti­to tran­quil­lo, far par­la­re un ogget­to – che ci vuo­le? – ave­va pen­sa­to. E in effet­ti le idee non era­no man­ca­te, un eser­ci­to di gor­mi­ti che asse­dia il giga­no­to­sau­ro in sca­la, l’urna del­la non­na che da con­si­gli sen­ti­men­ta­li, un astro­na­ve bipo­la­re e il suo pilo­ta. Però tut­to quel­lo che gli veni­va in men­te si evol­ve­va in una sto­ria sen­za mor­den­te, bana­le o addi­rit­tu­ra già scrit­ta. Così un’ora dopo l’altra ave­va riem­pi­to pagi­ne di sca­ra­boc­chi, can­cel­la­zio­ni, pure qual­che inci­pit nien­te male ma di nes­su­na sto­ria, nean­che abboz­za­ta, c’era trac­cia.
– Basta. Rinun­cio.

Aprile 6, 2012 / Racconti

Qual­co­sa che grat­ta

di Fede­ri­co Maio­ri­ni

Qualcosa che grattaQuel tin­tin­nio metal­li­co lo cono­sce­va bene. La stu­pi­da cop­pet­ta era cadu­ta di nuo­vo.
For­se l’umidità, for­se il ven­to che sen­ti­va inca­na­lar­si nel­le pare­ti cave. Il risul­ta­to era che il moz­zi­co­ne di tubo che spor­ge­va vici­no al lava­bo era sem­pre sco­per­to. Nono­stan­te que­sta vol­ta ci aves­se mes­so anche il sili­co­ne.
Andò in bagno, la cop­pet­ta se ne sta­va pen­zo­lan­te da dei fila­men­ti di sili­co­ne che la tene­va­no come lia­ne di muco. Quel tubo rug­gi­no­so gli face­va schi­fo e se l’idraulico non fos­se sta­to un tota­le idio­ta incom­pe­ten­te l’avrebbe taglia­to, inve­ce ci ave­va solo avvi­ta­to sopra quel­la stu­pi­da cop­pet­ta d’acciaio.

Ottobre 19, 2011 / Altri mondi

Ave­vo sem­pre tro­va­to un po’ stra­no sen­ti­re tut­te le mat­ti­ne la cre­den­za del­la non­na pre­ga­re. Ma ave­vo sem­pre attri­bui­to la cosa ai miei psi­co­far­ma­ci, anche la dot­to­res­sa era di que­sto avvi­so. Alme­no fino a quel­la vol­ta che ave­va­mo dor­mi­to insie­me. La tro­vai in ginoc­chio a sgra­na­re un rosa­rio davan­ti alla cre­den­za men­tre tut­te e due maci­na­va­no un ave Maria dopo l’altra.

Settembre 14, 2011 / Altri mondi
Settembre 7, 2011 / Racconti
Luglio 21, 2011 / Altri mondi

Era mor­to sof­fo­ca­to. Lo spun­ti­no di mez­za­not­te a base di oli­ve pic­can­ti gli era sta­to fata­le. Ave­va aspet­ta­to che il resto…

Marzo 29, 2011 / Racconti
Febbraio 22, 2011 / Altri mondi

Inno­cuo…

Dav­ve­ro mi con­si­de­ra­no inno­cuo. Pove­ri col­le­ghi. Ex col­le­ghi. Qual­cu­na mi ha pure chia­ma­to sim­pa­ti­co orsac­chiot­to, stu­pi­da.

Non so se ce la fac­cio a trat­te­ne­re le risa­te pure oggi. Ma ho un lavo­ro da fare, il mio vero lavo­ro. Ho pas­sa­to due mesi a fare fin­ta di lavo­ra­re, meno male che oggi dò le dimis­sio­ni.

Febbraio 8, 2011 / Altri mondi

Il cie­lo è nero…non è not­te, è solo buio
Il viag­gio a pie­di da Geno­va è sta­to lun­go, trop­po lun­go, più di 400 chi­lo­me­tri di palu­di, step­pa e poi anco­ra palu­di.
Non era così una vol­ta, non ricor­do com’era ma so che non era così. Sono sicu­ro. Qua­si.