Amore verde

Un buon san Valentino tra raggi gamma e lattice.

Amore verde

Avevo paura che lei potesse dirmi qualcosa tipo “No questo è troppo” oppure “Bruce, non posso” o addirittura “Sei un mostro!” Invece no, niente, non una reazione, un sussulto. Nemmeno un cambio di espressione. Quando le confessai che quella specie di gigante verde che si vedeva al telegiornale ero io lei non disse niente. Quando le dissi, e mi credette lo so, che Hulk ero io non disse niente. Ne rimasi paralizzato. Cosa voleva dire quella reazione? Paura? Disgusto? Non lo capivo ma il suo sguardo impassibile e altero mi sembrò, per la prima volta, freddo.
La rabbia mi scese nelle vene bruciando come il fuoco. La presi per le spalle e la tirai a me. Dovevo baciarla. Un bacio, un unico bacio ricambiato avrebbe sciolto ogni dubbio. Prima che il demente forzuto, prendesse il mio posto. La baciai. Lei non ricambiò. Sentii il mio cuore schiantarsi nel petto e per un istante, un lunghissimo buio istante lui prese il mio posto.
Quando tornai in me lei era ancora lì. Non se ne era andata. Certo era un po’ ammosciata e gemeva un po’ per l’aria che sfuggiva da un piccolo strappo sotto l’ascella. Per fortuna nulla di irreparabile.
Sarà perché era ormai mezza sgonfia ma avevo l’impressione che i suoi occhi stampati mi restituissero in quel momento uno sguardo dolce. Corsi subito a prendere il kit di riparazione della bici. Il mio amore aveva bisogno di una toppa nuova.

cinque incipit crudeli

cinque incipit crudeli


1

Mattino ha loro in bocca.

Mattino è il mio cane, un grosso pastore maremmano.

Loro sono i miei vicini, glielo avevo detto di abbassare la musica…


2

Tu mi guardavi negli occhi

e io adesso non so più dove guardarti,

sei sparsa per tutta la stanza e mi ci vorrà un bel po’ per ripulire tutto.


3

Papà non dice mai bugie. Io gli credo quando dice che non ci sono mostri sotto il letto. Non è colpa di papà se mamma non gli crede. Mamma non gli crede mai e adesso è sotto il mio letto. La stanno masticando. Ho paura di non credere a papà.


4

Niente mi esalta più di trovarmi in sala operatoria. Le mani nel torace del paziente, il suo cuore che batte tra le mie dita.

Vedere le espressioni delle infermiere mentre recido, cauterizzo, suturo è meraviglioso. Io ci provo a tranquillizzarle ogni volta. Parlo col cuore in mano, che sgocciola sul pavimento di linoleum.


5

-Chi nasce tondo nun po morì quadrato

Barletti mi sputa perle di saggezza addosso ogni volta che sbaglio a smistare qualcosa. Otto ore al giorno davanti al rullo che sfreccia e porta la mondezza in discarica. Otto ore a separare carta da vetro da metallo da panino ammuffito da gatto morto. Barletti non sbaglia mai, tranne oggi.

-Chi nasce tondo po pure morì quadrato – gli dico dall’alto mentre accendo il compattatore di rifiuti.

Vorrei dirtelo

Vorrei dirtelo

di Federico Maiorini

Vorrei dirtelo che mi hai ammazzata, che l’ultimo pugno mi ha rotto qualcosa dentro, non il cuore quello è a pezzi da un po’, come la mia vita, l’hai distrutta, smontata, svuotata e poi usata per cacarci dentro pure oggi, per l’ultima volta perché questa volta mi hai ammazzata e te lo vorrei dire, non l’ho mai voluto prima, forse perché anche se ogni pugno, calcio o schiaffo era una morte non era mai definitiva, adesso invece vorrei proprio dirti che mi hai ammazzata, un livido alla volta mi hai strappato via la vita come facevi con i vestiti, mi piaceva quando lo facevi, all’inizio, e pensavo o cazzo gli devo piacere proprio tanto e pensavo chissene frega dei vestiti se mi ama, non lo so se mi hai mai amata, ho smesso di chiedertelo al terzo occhio nero, al secondo braccio rotto ho smesso pure di chiedermelo io, chissà poi cosa avresti risposto oltre ai soliti grugniti, maiale mascherato da persona, ti sei preso tutto di me e di te mi hai dato solo nocche, palmi, talloni e qualche volta pure quel ridicolo cazzetto che pare un tappo di sughero, pure con quello riuscivi a farmi male e nemmeno quello ti ho detto, non mi importava, non mi importa, ho altro in mente, vorrei dirti che questa volta mi hai ammazzata, lo capisco dal sangue che mi esce dalla bocca e si allarga sulla moquette, dalle bolle umide che sento in gola ad ogni respiro, poi la bocca non mi si apre riconosco il dolore della mascella rotta, mia moglie è scivolata, caduta dalle scale, dalla moto, dall’altalena, cadevo sempre povera moglie maldestra, come ora sdraiata con le guance peste degli ultimi dieci anni, bastavano a far crescere un figlio dieci anni, a pagare il mutuo invece sono volati via nel mio silenzio, volevo stare zitta quasi che parlare potesse far diventare più reali le botte, lo sono diventate pure senza parlare, però adesso, se solo avessi ancora un respiro, te lo vorrei dire che mi hai ammazzata, forse mi sbaglio è quello che penso quando mi sollevi, quando mi prendi in braccio e mi guardi, forse è rimorso o amore quello che gocciola dai tuoi occhi, spero e spero e spero mentre mi porti per le scale fino al garage, poi smetto nel bagagliaio del tuo suv, avrei dovuto capirlo, me lo dicevano i miei amici che il suv serviva a compensare, scherzavano invece era vero, l’importante è come lo si usa dicevo, male pensavo, mi hai nascosta con la coperta del cane, sento ancora il suo odore, è scappato hai detto l’unica volta che lo hai portato a spasso, mi ha strappato il guinzaglio dalla mano ed è corso via hai detto, ti ho creduto allora ma adesso il guinzaglio ce l’ho sotto il viso, mi taglia la guancia, ormai è solo una delle cose che mi hai tolto, ora l’unica cosa che vorrei dirti è che mi hai ammazzata e non so neanche perché, non te ne fregherebbe niente, anzi c’è un’altra cosa che vorrei, vorrei non vederti lassù con la pala in mano, vorrei che fossi nella buca con me sdraiati insieme, vorrei dirtelo che mi hai ammazzata ma ho già la bocca piena di terra.

Animali strani: calzombrico

Questo non è un racconto, solo un animale inventato. Magari col tempo ne arriveranno altri fino a fare un vero animalario strano.

Calzombrico

Lombricus soccum

La scoperta di questa rara specie di mollusco è un classico esempio di serendipità. Il professor Schwachkopf dell’università di Asyl stava svolgendo uno studio statistico sul rapporto tra le fasi lunari e il numero di calzini spaiati quando notò un movimento in uno dei cesti della biancheria. Dopo aver accuratamente accoppiato settantatre paia di calzini si trovò con due calzini spaiati, uno di essi però non faceva parte del campione, non aveva l’etichetta che lo identificava come soggetto di studio. Inoltre il calzino si muoveva. Inizialmente il professore attribuì la cosa alle massicce dosi di cannabis terapeutica utilizzate per il suo mal di testa ma dopo una accurata dissezione del calzino poté accertare che, in effetti, si trattava di una nuova specie di lombrico. Nei dati conclusivi dello studio si fa cenno che almeno il 4% dei casi di calzino spaiato sia dovuto alla presenza di calzombrichi.

La penna

Ammetto che non è un racconto particolarmente riuscito, troppo autoreferenziale, penso però che sia comunque divertente.
scrivere

La penna

di Federico Maiorini

L’alba cominciava a schiarire la stanza, se ne stava a gambe incrociate sul divano da ore, il quaderno in una mano e una penna nell’altra. Lo sguardo fisso sui quadretti vuoti del foglio. Ogni tanto la punta della penna toccava il foglio, tracciava l’abbozzo di una lettera, un pezzo di A, un frammento di ovale di una O o forse di una U. Sapeva bene cosa avrebbe dovuto fare, solo che non aveva idea di come farla. Quando gli avevano assegnato l’esercizio di quella settimana si era sentito tranquillo, far parlare un oggetto – che ci vuole? – aveva pensato. E in effetti le idee non erano mancate, un esercito di gormiti che assedia il giganotosauro in scala, l’urna della nonna che da consigli sentimentali, un astronave bipolare e il suo pilota. Però tutto quello che gli veniva in mente si evolveva in una storia senza mordente, banale o addirittura già scritta. Così un’ora dopo l’altra aveva riempito pagine di scarabocchi, cancellazioni, pure qualche incipit niente male ma di nessuna storia, neanche abbozzata, c’era traccia.
- Basta. Rinuncio. (continua…)

Credenze religiose

(editato febbraio 2012)
Le credenze religiose esistono. Ovvio no?

Credenze religiose

di Federico Maiorini

Avevo sempre trovato un po’ strano sentire tutte le mattine la credenza della nonna pregare. Ma avevo sempre attribuito la cosa ai miei psicofarmaci, anche la dottoressa era di questo avviso. Almeno fino a quella volta che avevamo dormito insieme. La trovai in ginocchio a sgranare un rosario davanti alla credenza mentre tutte e due macinavano un ave Maria dopo l’altra.
(continua…)