Cadavere caldo

Il ritorno in una città bollente provoca strane visioni

Cadavere caldo

di Federico Maiorini

L’estate era stata calda. Bollente. Niente di strano pensarono tutti, colpa del riscaldamento globale titolarono i giornali e mentre eserciti di condizionatori pompavano il calore fuori dagli edifici la vita sudata dei cittadini proseguiva.
L’odore giunse lieve i primi giorni di Agosto, il leggero afrore di morte non fu notato mischiato com’era all’odore dell’immondizia che marciva in strada, al sudore dei pendolari della metro, al grasso odore di frittura dei fastfood. Aumentò con l’aumentare della temperatura ma molto lentamente e i cittadini non lo notarono.
Per tutto il mese il caldo si fece sempre più insopportabile. Durante l’ultima settimana le ore centrali del giorno erano impraticabili tra il rischio di colpo di calore e quello di trovarsi con le scarpe incollate al marciapiede.
La situazione precipitò il trentuno del mese: una intera strada del centro sprofondò in una voragine, i palazzi intorno crollarono lentamente come una torta squagliata. Un vento caldo dalla ferita della strada portò con se l’odore di morte, a quel punto così forte che tutti in città poterono sentirlo. Cancellò ogni altro odore, profumo o puzza. Penetrò nelle case, nelle auto e negli uffici superando qualunque filtro o finestra e impregnando i muri stessi.
Quelli vicino alla voragine videro stormi immensi di gabbiani e corvi banchettare con le macerie dei palazzi. Molti fuori dalla città guardarono stupiti il filmato amatoriale di un corvo che staccava succulenti bocconi di mattone e di un gabbiano che estraeva morbidi tondini di acciaio da una trave di cemento armato come fosse il midollo da un osso.
La consapevolezza raggiunse gli abitanti col telegiornale delle sette quando alla voce del commentatore si sovrappose quella di un bambino che chiedeva al padre “Papà ma adesso che la casa dei nonni è morta loro dove abiteranno?”
Il giornalista che era nato e vissuto nella città ammutolì insieme a tutti quelli che avevano sentito la domanda. Annusò l’aria e si guardò intorno percependo per la prima volta il caldo, l’odore e la putrefazione di una città ormai morta.

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