L’ul­ti­mo attimo

Quan­ti pen­sie­ri pos­so­no attra­ver­sa­re la men­te quan­do man­ca­no pochi istan­ti alla fine?


Stra­no, dico­no che ti pas­sa tut­ta la vita davan­ti, non mi pare.
Vab­be’, for­se il fat­to che ho sfon­da­to di testa il para­brez­za non è abbastanza.
Non cre­do che il cra­nio sia rot­to, non fa male…magari è trop­po presto.
Che caz­zo pero’, per una vol­ta in vita mia che non met­to la cin­tu­ra pro­prio ‘sto palo dove­va­mo prendere.
Ma guar­da! Il cofa­no è ros­so, stra­no che non ci aves­si fat­to caso.
E’ incre­di­bi­le quan­ti det­ta­gli noti quan­do voli sopra qualcosa.
Mi sa che mi sono pure graf­fia­to la schie­na sui vetri.

Il cofa­no scor­re sot­to di me e il palo si avvicina.

Non cre­do di ave­re scam­po, pec­ca­to, sareb­be sta­to da raccontare.
Ma poi che caz­zo di palo, se ne sta li pian­ta­to nel­la mac­chi­na, non si è spo­sta­to di un millimetro.
Si vab­be’ le mac­chi­ne che assor­bo­no gli urti, ma pure dei pali che ceda­no un po’ non fareb­be­ro male.
Inve­ce no! Da cen­to­tren­ta a zero nel­lo spa­zio di metà cofa­no! Ma si puo’ esse­re più imbecilli… ?!

Oh caz­zo… ma chi gui­da­va? Sarà la cra­nia­ta ma non lo so.
Cer­to che è stra­no ‘sto botto…già non me lo ricor­do più.

Oddio com’è vici­no il palo…sarà che è fer­mo e io vado anco­ra a centrotrenta.
Sen­to qual­co­sa sul­la testa, mi sa pro­prio che l’ho pre­so pieno.
Bianco.
Buio.

(da un sogno di tan­to tem­po fa)

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