Categoria: Racconti

gennaio 27, 2014

Quartiere periferico di Roma, il sole è tramontato da qualche ora.

La strada deserta è illuminata solo dalla luna piena. Da un balcone, al primo piano di una palazzina immersa nel buio del blackout, si diffonde l’odore del tabacco da pipa e una voce.

«No. Non la chiamo mamma, già è un miracolo riuscire ad avere abbastanza corrente dal generatore per il ripetitore sul palazzo. Non mi va di usare la benzina solo per passare due ore a sentire storie di gatti fantasma e di luci sul mare.»

settembre 9, 2013

Cappello_AlpinoGuardai il numeretto che avevo in mano: sportello 15334 numero 12.
Arrivare al Ministero delle Certificazioni all’alba non era servito, davanti a me c’era un vecchio col cappello da alpino e una cartellina gonfia fino a scoppiare di fogli, documenti, certificati. Curvo sul bastone si stava avvicinando allo sportello. Se non aveva portato l’autocertificazione c’era il rischio che rimanesse allo sportello per chissà quanto.
Osservai la cartellina che aveva sottobraccio, allungai la mano e col dito spinsi appena al centro dei fogli. Bastò. Si riversarono fuori svolazzando davanti al vecchio. Mentre si chinava svicolai in avanti e mi piazzai allo sportello. Scoprii che avevo guadagnato ben poco tempo.
“Deve portarmi il modulo A–38”

maggio 11, 2012

Ammetto che non è un racconto particolarmente riuscito, troppo autoreferenziale, penso però che sia comunque divertente.
scrivere

La penna

di Federico Maiorini

L’alba cominciava a schiarire la stanza, se ne stava a gambe incrociate sul divano da ore, il quaderno in una mano e una penna nell’altra. Lo sguardo fisso sui quadretti vuoti del foglio. Ogni tanto la punta della penna toccava il foglio, tracciava l’abbozzo di una lettera, un pezzo di A, un frammento di ovale di una O o forse di una U. Sapeva bene cosa avrebbe dovuto fare, solo che non aveva idea di come farla. Quando gli avevano assegnato l’esercizio di quella settimana si era sentito tranquillo, far parlare un oggetto – che ci vuole? – aveva pensato. E in effetti le idee non erano mancate, un esercito di gormiti che assedia il giganotosauro in scala, l’urna della nonna che da consigli sentimentali, un astronave bipolare e il suo pilota. Però tutto quello che gli veniva in mente si evolveva in una storia senza mordente, banale o addirittura già scritta. Così un’ora dopo l’altra aveva riempito pagine di scarabocchi, cancellazioni, pure qualche incipit niente male ma di nessuna storia, neanche abbozzata, c’era traccia.
– Basta. Rinuncio.